

104. L'Europa sotto l'occupazione nazista.

Da: E. Collotti, Introduzione a L'occupazione nazista in Europa,
Editori Riuniti, Roma, 1964.

La Germania nazista sottopose i territori occupati ad un massiccio
sfruttamento delle risorse umane e naturali; questo rientrava in
un programma pi vasto, volto ad instaurare un nuovo ordine,
fondato sul dominio assoluto della razza ariana. Alla schiavit
economica si accompagn quindi  la disgregazione dell'unit
nazionale delle popolazioni sottomesse e la persecuzione delle
razze considerate inferiori. Tutto ci fu reso possibile, ricorda
nel seguente passo lo storico italiano Enzo Collotti, anche dal
collaborazionismo, senza il quale i tedeschi non avrebbero potuto
operare una penetrazione cos capillare nel tessuto politico e
sociale dei paesi occupati. Altro aspetto della dominazione
nazista sull'Europa fu il saccheggio del patrimonio artistico e
culturale; esso non fu solo una rapina di ingenti valori
economici, ma un'operazione con la quale i popoli vinti e
sottomessi venivano privati delle loro radici culturali, della
loro individualit nazionale,  condannati alla degradazione
spirituale e culturale per meglio asservirli al Terzo Reich .


All'apice delle sue fortune militari, la Germania nazista arriv a
controllare direttamente un complesso di oltre 250 milioni di
uomini nell'Europa occupata. La carta d'Europa sub modifiche
profonde. La Germania [...] cercava il suo terreno d'espansione
soprattutto verso oriente: la Polonia scomparve come Stato, il suo
nome fu radicalmente bandito dai testi e dalle carte geografiche;
l'anonima definizione di governatorato generale o di Nebenland,
territorio limitrofo al Reich, che le fu imposta, stava a
significare la pi radicale volont di distruggere definitivamente
l'individualit nazionale, sino alla degradazione e
all'estirpazione fisica della sua popolazione. Frantumata in
territori direttamente annessi al Reich e in un governatorato al
rango di colonia, la Polonia sub la perdita fisica del 20 per
cento della sua popolazione: lo sterminio in massa degli ebrei non
fu che l'anticipazione di una sorte destinata in realt a colpire
gran parte della nazione polacca.
Ma, gi dopo la capitolazione delle democrazie occidentali a
Monaco, una sorte poco dissimile era stata riservata alla
Cecoslovacchia, spezzettata e smembrata tra il territorio dei
Sudeti direttamente annesso al Reich, il protettorato di Boemia e
Moravia ugualmente in balia del Reich, lo Stato fantoccio di
monsignor Tiso in Slovacchia [in Slovacchia si form un governo
collaborazionista guidato da Jzef Tiso] e i brandelli di confine
accaparrati dall'Ungheria di Horthy [Mikls Horthy, che nel 1932,
aveva instaurato un regime dittatoriale] e dalla Polonia del
colonnello Beck [Jzef Beck, ministro degli esteri polacco, che,
nel 1938, approfittando del patto di Monaco, sottrasse territorio
alla Cecoslovacchia]. Dopo l'aggressione nazista e fascista alla
Jugoslavia il Nuovo Ordine europeo dilag anche nei Balcani,
smembrando lo Stato jugoslavo, attizzando e inasprendo odi e
scontri nazionali e religiosi, rinvigorendo i particolarismi
locali. Sulle spoglie della Jugoslavia disfatta e divisa tra una
Croazia vassalla pi della Germania che dell'Italia, ad onta dei
legami di parata con la corona italiana, e una Serbia nemica della
Croazia, infuri il terrorismo dell'italianizzazione, della
bulgarizzazione, della magiarizzazione, della germanizzazione
delle regioni di confine, divenute altrettanti epicentri del
processo centrifugo di dissoluzione del paese. La disgregazione
totale dell'unit nazionale era la condizione per imporre alla
Jugoslavia la legge del Nuovo Ordine, per consentire alla
Germania nazista di attribuirsi in una cos caotica situazione la
funzione di pacificatrice e di arbitra degli odi scatenati. Ma
ad onta delle forti correnti del locale collaborazionismo
fascista, la Jugoslavia fu l'unico paese dell'Europa invasa nel
quale doveva sorgere un nuovo potere popolare nel corso stesso
della lotta armata contro gli oppressori nazifascisti e i loro
collaboratori: alla fine del 1943 gli eserciti popolari di
liberazione controllavano una superficie di oltre 160 mila
chilometri quadrati.
Non dissimile fu la politica praticata dai tedeschi nei territori
invasi dell'Unione Sovietica. Anche qui la mira dei tedeschi era
la disintegrazione dell'unit statale, la distruzione delle
strutture economico-sociali dello Stato socialista, sfruttando
vecchi particolarismi locali, facendo leva sull'insoddisfazione di
minoranze nazionali, tentando di rovesciare gli stessi rapporti
sociali e di risuscitare una forza sociale contraria al regime
sovietico dando l'attacco alla collettivizzazione soprattutto nel
settore dell'agricoltura, per coprire con un falso messaggio
politico l'enorme saccheggio perpetrato ai danni delle popolazioni
e dell'economia sovietica. E quando apparve evidente che il sogno
del Terzo Reich [...], che prevedeva la germanizzazione nel giro
di trent'anni di estesi territori della Polonia e dell'Unione
Sovietica previa espulsione delle popolazioni locali, non era
destinato ad avverarsi, ai tedeschi non rimase altra soddisfazione
che quella di procedere alla politica della terra bruciata, alla
distruzione fine a se stessa delle fonti di produzione e di
sussistenza dei popoli dell'Unione Sovietica. Un quarto di
secolo: ecco il tempo che occorrer alla Russia per ricostruire
ci che noi abbiamo distrutto, come ebbe a scrivere a Hitler il
gen. Stlpnagel, con una espressione che fornisce l'esatto termine
di confronto per misurare la solidit delle realizzazioni
hitleriane.
Poco diverso  il quadro che ci  offerto dai paesi occupati in
Scandinavia e nell'Europa occidentale: la Francia, quella che
Hitler aveva chiamato sin dal Mein Kampf il nemico mortale della
Germania, sottomessa e fascistizzata, ridotta alla schiavit
economica, al pari del Belgio e dell'Olanda, della Danimarca e
della Norvegia; annessi al Reich le regioni dell'Alsazia e Lorena
e il Lussemburgo; dopo 1'8 settembre 1943 anche l'Italia fu
inclusa nel novero dei territori occupati e l'industria e
l'agricoltura dell'Italia settentrionale furono integralmente
acquisite all'arsenale bellico del Reich, che dall'Italia si
riprometteva anche di reclutare un milione e mezzo di lavoratori
per la sua economia di guerra. Da tutti i territori occupati,
dall'estremo nord alla Grecia, affluivano al Reich materie prime,
prodotti agricoli, armi e prodotti industriali, manodopera. [...].
In tutti i paesi occupati furono organizzate le persecuzioni in
grande stile degli ebrei, le razzie di lavoratori soprattutto
dell'Europa orientale e feroci azioni di rappresaglia contro il
sabotaggio e la resistenza aperta delle popolazioni: secondo il
noto principio di gerarchizzazione razziale, la vita di un tedesco
poteva valere quella di cento russi, di dieci o cinquanta
francesi, di cinquanta o dieci italiani. Ma la resistenza delle
popolazioni oppresse non si volse solo contro i tedeschi, non fu
meno intransigente contro il collaborazionismo, uno degli
strumenti utilizzati dai tedeschi per spezzare l'unit del fronte
compatto di ostilit e di resistenza passiva nei paesi invasi. E
il collaborazionismo rappresent un problema effettivo; fu in
molti casi prodotto estemporaneo e contingente dell'occupazione,
ma fu anche la riprova di quanto radicata fosse ormai la pianta
del fascismo in buona parte d'Europa. [...] Senza il
collaborazionismo, un fenomeno che merita ancora di essere
studiato in tutti i suoi riflessi e in tutte le sue radici
politiche e sociali, i tedeschi non avrebbero potuto operare una
penetrazione cos capillare nel tessuto politico e sociale dei
paesi occupati, non avrebbero potuto realizzare la delega ai
regimi e agli organismi dei collaborazionisti di importanti
funzioni amministrative, organizzative e di polizia, che contribu
pur sempre ad alleggerire l'oneroso compito dei tedeschi di
mantenere su un'area cos estesa il loro ordine di sistematico
sfruttamento sino al terrore estremo. [...].
Ma nella storia della dominazione nazista sull'Europa c' anche un
altro aspetto [...]. Intendiamo alludere al saccheggio del
patrimonio artistico e culturale che accompagn le armate tedesche
lungo tutte le tappe del loro cammino; non si tratta soltanto,
come si fa il pi delle volte, di denunciare la rapina di ingenti
valori economici e l'enorme truffa imbastita sul patrimonio
artistico e culturale confiscato agli ebrei o ai nemici del Reich.
L'operazione di saccheggio intrapresa in questo settore dal Terzo
Reich, con la pretesa di impadronirsi o di acquisire unicamente
alla cultura tedesca, con un vero e proprio processo di annessione
culturale, la paternit spirituale delle grandi opere dell'arte e
della cultura europea dal Beato Angelico a Hyeronimus Bosch, aveva
un significato pi profondo e pi sottile: quello di privare i
popoli vinti e sottomessi delle radici di una cultura nazionale,
di una loro individualit nazionale, di condannarli alla
degradazione spirituale e culturale per meglio asservirli al Terzo
Reich.
